DAL DIARIO 6 E DIARIO 7: 2006-2007
io sono un iceberg
mi sono staccato dalla calotta polare
quarantasette anni fa
e mi sto sciogliendo lentamente
adoro questo sole che mi consuma
adoro questo oceano salato
che mi sorregge e disperde
il mio ghiaccio
contiene entità antiche
di millenni,
di milioni di anni
una parte di esse ha origine cosmica
arrivate sulla Terra
da comete di passaggio
nomadi padri che danzano
nella luce di mille soli
sono un iceberg
le mie particelle sono distribuite
omeopaticamente dalle correnti,
dal vento
si mescolano
a tutte le altre gocce d’acqua,
sorelle compagne di viaggio
liberate nell’atmosfera, nell’oceano
informazione di vita di altri mondi
la Terra ringrazia e assorbe
questo dono rigenerante, difensivo
respirato e bevuto
da animali e piante
assorbito e filtrato
dalle rocce
sono un iceberg enorme e bianco
ponte di luce iridescente, arcobaleno
la mia più grande parte sommersa
si erge sugli abissi
memoria invisibile indivisibile
nutrimento costante
di quel minore visibile
picco splendente
cristallo di carne e di ossa
che vive nel presente
antenna vibrante, filtro discreto
che desidera e consuma
31.XII.MMVII esposizione delle “frattaglie”: numerate a china su fogli grandi datati “2007”;
ecco la lista dei titoli:
ARPA METEREOLOGICA
I SUOI SIMBOLI
ARPEGGIO NEBULOSO
RISPONDO DAGLI ABISSI
PROVA IN ROSSO - INCHIOSTRO SCOLASTICO-
SALITA SULL’ARCA
VIA DIMENCATA (AGNO)
ATTRAVERSA IL VUOTO
ARCA LETALE
EPPUR SI MUOVE
BUCO VERO (RASHOMON)
PERDITEMPO (SCAPPA!)
SEGRETO NON RILEVATO (SOLLIEVO)
TERAPIA CON DIDATTICA RAZIONALE (LA VISIONE DEL MONTE)
(ECCO L’UOMO!) ECCO L’UOVO!
GRATICOLA GRATIFICA
MAN MANO
CENTO GRAMMI SOPRA IL CICLO
ABBONDANZA È CONDIVISIONE
IRTO D’INTENTI
DEVI MUOVERTI PER VEDERLO (SALTO A CHINA)
NOIA UGUALE
ORCA PEPPA! (MANGIAPINNE CINESE)
ETERETE
Nella moltitudine
ottiene vorticando l’ubicuità più uno
come nel cosmo così nell’atomo
marcando i volumi nella sfera
uno dentro l’altro in fasi ordinate
danza come corda chiusa
in infinita ombra di trame.
Lampeggiando e sbattendo la porta
allacciando le stringhe
alzando un braccio
friggendo cristalli a colazione
a cena in bilico sugli abissi.
Una carezza, un poco d’attenzione
una rima, una pezza, un’emozione.
Una cascata di lacrime,
un vortice tra le rocce.
Spavento e fantasia.
Sognare.
Cosa raccontare?
Quando suono è la mia storia!
La parola è una strana prigione
tutto ottiene meno uno
come perla in esilio dal filo
marcando i punti sulla curva
tra un tempo e uno spazio
non ancora umano che sa,
agita e percorre.
Veloce patumf tra patapumf
immersa in stracci e carta
semina paziente
legando virgole e punti
leggero respiro di zero e uno.
Gola e tamburo, ponte di ossigeno.
Guarda come scrive la Natura!
Silenzio.
ma
ancora una parola
dal cuore viene la luce che mi vive
e ascolto e scrivo
solo una parola.
È sera e la cena si raffredda
a meno venti
uno schiocco di dita la fa gelare
frutta e verdura
umori e odori
sagome nel vapore.
Ho perso il cappello e
ci ho guadagnato un soprabito
impermeabile lavabile
non mi salva dalle frequenze
e nemmeno dalle scie. Ma:
filo la misura e il piacere
respirando mangiando pensando
il mostro è diluito
maschera fluida smorfia trasparente
alveoli stomaci cervelli
uova pesci e vitelli.
Ho preso un’influenza e
ho perso la parola.
31.VII.MMVII
Un lungo discorso metafisico sull’origine del linguaggio.
Il suicidio di Hemingway.
Lo sherpa Tensing.
Un oggetto perfetto, bellissimo, dal significato oscuro.
Il contenuto esoterico di un romanzo bestseller.
Un risultato raggiungibile solo per via intuitiva.
Un manufatto assolutamente incomprensibile eppure chiaramente completo.
Un sogno dimenticato.
Una fine procrastinata.
Origini disperse.
Un genio in pausa, che scarabocchia su un tovagliolo.
La somma delle parti non è il tutto.
Scoprire un talento in azioni secondarie.
Capire molto tempo dopo perché e meravigliarsi dell’esecuzione perfetta e completa eppure totalmente inconsapevolmente eseguita.
Ogni giorno perdere un’ora per fare/non fare un’azione apparentemente senza senso.
Stare a casa con se stessi mentre tutti fuori partono per le ferie o vanno alle feste o partecipano a manifestazioni sportive, politiche, religiose, eccetera.
Passano veloci senza lasciare traccia.
Una frequenza continua che solo noi detettiamo; una vibrazione che solo noi udiamo.
Rumori in cucina alle tre del pomeriggio.
Toccare il fondo con una sonda poco o per nulla attendibile.
Non desistere malgrado nessun risultato tangibile o intangibile.
Fare il pazzo imitando comportamenti alla moda.
Sviluppare ciò che è stato a malapena accennato.
Spazi vuoti da riempire in seguito.
Uno sviluppo non previsto eppure accettabile.
Parenti sconosciuti.
Assolutamente inadatta e sola: inconciliabile, diversa.
Vasi senza sottovasi.
Arrestarsi nella metà dello spazio visibile.
Una povertà inattesa e incomprensibile.
Le leggi della visione.
Opera nella fecondità un solo accordo.
Minare lo spazio.
Occuparsi dell’archivio fotografico.
Strade deserte a mezzogiorno o alle sette di sera.
Tutto qui…….
2.VI.MMVII
Invisibile.
Invisibile indivisibile.
Invisibile è tutto il nostro amore.
Invisibile è l’opera
nelle tue mani vuote.
Invisibile è il desiderio
nella tua testa.
Invisibile è quello che sai e
non dici mai.
Invisibile.
E Fosco mi dice:
ho una cartella di disegni.
E io gli dico:
non credo più alle parole.
È tutta retorica:
hanno perso precisione.
Le parole sono come i disegni:
mi dai una linea, un punto,
mi dai una bella sfumatura e
una prospettiva efficace
e il mio occhio vede e ammira
riconosce e ordina
e vede un cane, un monte, un albero.
Che bravo!
Ma è il mio occhio che ha fatto
il disegno
il tuo disegno
il mio occhio.
Quello che è solo un po’ di sporco
su un foglio
ora è una figura
invisibile agli altri sensi
Per questo la scultura è
il destino del disegno.
Senza occhi
tocchi.
Senza occhi
senti e batti e mordi e accarezzi.
Invisibile è tutto il nostro amore.
Invisibile la paura e il coraggio.
Nell’invisibile osi senza limite
perché tutto è possibile
nell’invisibile.

La poesia è quella cosa che non lava
il sangue col sangue.
Non crede all’occhio per occhio o
al dente per dente.
Non insulta e non fa propaganda.
Attraversa l’Apocalisse
a scarpe slacciate canticchiando
lala lala la.
Non torna indietro.
Non riesuma cadaveri e non visita
vecchie trippe marce.
Dice no alla routine e alle abitudini.
Non è retorica.
Sente e non capisce.
Salta e non spiega.
Senza strategie
Senza analisi.
La poesia sta sulle proprie gambe,
non sa per dove eppure parte
e scala monti e valli
per anni e anni.
Ti porta oltre,
oltre il fiume.
Ti porta sull’altra sponda
dove la bellezza è espansione
armonia di voci e di luci.

Eterno assente ciclo concluso,
dimenticato ma dignitosamente ripetuto,
come vecchia litania
dalle palpebre pesanti.
Testardo inflessibile labirinto.
I frutti del loro ventre.
Rassegnazione
dalle origini accoglienti.
Parole come
amanti invecchiate troppo presto;
come i peccati prima della psicologia.
Ignoranti sofferenze dal cuore vacuo:
cibo succulento
per quelli di cui non si dice il nome.
Non importa.
Non porta, riceve in ogni caso,
senza leggi né limiti,
ora e per sempre.
Per tutti.
Plasmata sul loro fisico,
ad immagine e somiglianza dell’
Eterno Imperturbabile,
dalla superbia glaciale.
Silenzio è il segreto.
Invisibile l’opera.
Indivisibile il cielo.
Un caso, un destino.
Un essere nero colossale, invincibile.
(Stupefacente furbizia dei furbetti di regime.
Implacabile perfezione dei boia. Eccetera.)
Gelido in ogni vena.

ALZATA
Generatori per la vita dei mondi.
Turbini mulinanti e ancora
maelström icone galattiche
cicli stellari,
di bolidi ghiacciati
gravide buie lontane
nebulose gemelle,
ritmi traiettorie e
curvi pozzi insondabili
che lavano
levano da macchiniche foie.
Più grande e sobrio
dei fasti tecnocratici
il fido vento filosofico
offre quel che non si vede
ma che tutti hanno:
ciò che nessuno negli altri
riconoscer vuole
perso nei sogni
che ogni ricettacolo sogna,
così come fuoco fatuo
che consuma e cambio non produce.
Illumina e vesti
il vacuo girare in nero operare.
Porta al giardino il passo
e invisibile semina
arcobaleno di spiri
che tutto vede e
dove vuole arrivare decide
errando nell’ordine,
cadenza ancora sconosciuta
che dell’arco l’aereo ritmo rinnova.
I SETTE SAMURAI
isolato e ritmato
è già stato fatto
i villaggi sono diversi
possiamo mangiare anche miglio
anche l’orso esce dalla tana
quando la fame gli morde le budella
pioggia
che dobbiamo fare?
va bene, arrendiamoci!
la gradiranno
non ha fatto che piangere così
è diventato quasi roco
vacci a capire!
resistere e lasciarsi andare
non sono quello che credevi
agenti esterni
su, andiamo!
perchè sprechi altro riso?
alienato come in stato di terrore
come in stato allucinato
ascoltatemi, vi prego!
non è certo una proposta allettante
cento volte meglio un cane
sono pronti a privarsi di tutto
per essere difesi
accetto il vostro sacrificio
Certo, manchi!
Bicchiere mezzo pieno, vuoto diventa.
Certo, manchi!
Un cuore mezzo vuoto fiamma non è.
FATE RIZOMA!
dicevano quelli a cui poi mancò il fiato ne ritrovarono poi per caso
alcune tracce sparse sul marciapiede durante la visita alle trippe digerite rigurgitate e rimasticate
come fa ogni vacca sacra come conviene
ad ogni semaforo impazzito
in fondo al tunnel in fondo ai cunicoli della città sacra del labirinto delle sinapsi
cristallizzate in percorsi obbligati FATE LA LINEA, NON IL PUNTO! … e giù a tracciar logaritmiche
con innamoramenti alfabetici algoritmi del delirio vulcanicoantiedipociclopomonotonico ... e così via.
Quello si sbaglia, e di grosso anche:
quando si stende il labirinto
non rimane “una linea”,
sono due!
Fine.
Ma a cosa vale una raffinata analisi del passato
di fronte all’imponente necessità del presente?
Una talpa scava centinaia di metri di cunicoli.
Quanti pezzi esegue un operaio
alla catena in un giorno?
Il peso della recitazione del rosario
di un milione di fedeli per dieci anni.
L’esecuzione e l’ascolto
del Deutsche Requiem di Brahms.
I sette samurai di Kurosawa.
La fiamma di una candela.
nel bosco incantato
é sufficiente una lucciola
ad illuminare il cammino
È NELLA CRISI
CHE IL MISTERO SI SVELA.
Prima di riflettere su un problema:
risolvi.
Prima di pensare di dire una cosa:
dilla.
Prima di dire di fare una cosa:
falla
Prima di organizzare un’azione:
agisci.
un intellettuale è un uomo di cultura
che se lo porti nei salotti
non ti fa far brutta figura
e sa pure trovar la giusta posa
se c’è da farsi fotografare
con la sposa
Non c’è condizione.
Non c’è misura.
Ogni desiderio è estinto.
Non c’è mezzo.
Dilatarsi come un’esplosione.
Lezione dello scheletro:
la carne è un perfetto cristallo
che risplende nel presente.
Rimanere giovani nello spirito
anche senza riuscire a realizzare
grandi cose.
Rimanere nella semplicità
combattendo il compromesso.
Affidarsi alle scelte del caso e
difenderle da ogni ostacolo.
Affidarsi alla visione
diffidando delle prove.
Aprire libri a caso.
Una visione non è democratica:
non si spiega,
il più delle volte è irrazionale.
Fidati!
STOCASTICA EGREGORA OMOTETICA

Non fare nulla,
per gli animali è
un’attività biologica
naturale.
DIFESE E OFFESE
ramificazioni della vena aorta nel fegato
polmoni
cervello
sistema linfatico
stomaco
sistema sanguigno
Strutture frattali nelle architetture e nei dipinti nei templi dell’antichità.
Il giardino pilifero del nostro intestino misura circa 300 mq.
là
dove c’è
una persona che aspetta
c’è
un cane che caga
quelli che vengon dietro
badino
a chi davanti
schizza
per nettare il vetro
sospesa e aperta
verde e agitata
si protende
oltre la pluralità
oltre il molteplice
in attenta attesa
dell’offerta contemplazione
Di quello che non conosco
non posso parlare.
Di quello che so
non ancora.
porcospini schiacciati
pinguini scuoiati
farfalle infilzate
balene sonarizzate
lotteria evoluzionista
Sento odor di minestrone, ma attorno vedo solo parcheggi, autorimesse e appartamenti di lusso a serrande abbassate.
io sono un iceberg
mi sono staccato dalla calotta polare
quarantasette anni fa
e mi sto sciogliendo lentamente
adoro questo sole che mi consuma
adoro questo oceano salato
che mi sorregge e disperde
il mio ghiaccio
contiene entità antiche
di millenni,
di milioni di anni
una parte di esse ha origine cosmica
arrivate sulla Terra
da comete di passaggio
nomadi padri che danzano
nella luce di mille soli
sono un iceberg
le mie particelle sono distribuite
omeopaticamente dalle correnti,
dal vento
si mescolano
a tutte le altre gocce d’acqua,
sorelle compagne di viaggio
liberate nell’atmosfera, nell’oceano
informazione di vita di altri mondi
la Terra ringrazia e assorbe
questo dono rigenerante, difensivo
respirato e bevuto
da animali e piante
assorbito e filtrato
dalle rocce
sono un iceberg enorme e bianco
ponte di luce iridescente, arcobaleno
la mia più grande parte sommersa
si erge sugli abissi
memoria invisibile indivisibile
nutrimento costante
di quel minore visibile
picco splendente
cristallo di carne e di ossa
che vive nel presente
antenna vibrante, filtro discreto
che desidera e consuma
31.XII.MMVII esposizione delle “frattaglie”: numerate a china su fogli grandi datati “2007”;
ecco la lista dei titoli:
ARPA METEREOLOGICA
I SUOI SIMBOLI
ARPEGGIO NEBULOSO
RISPONDO DAGLI ABISSI
PROVA IN ROSSO - INCHIOSTRO SCOLASTICO-
SALITA SULL’ARCA
VIA DIMENCATA (AGNO)
ATTRAVERSA IL VUOTO
ARCA LETALE
EPPUR SI MUOVE
BUCO VERO (RASHOMON)
PERDITEMPO (SCAPPA!)
SEGRETO NON RILEVATO (SOLLIEVO)
TERAPIA CON DIDATTICA RAZIONALE (LA VISIONE DEL MONTE)
(ECCO L’UOMO!) ECCO L’UOVO!
GRATICOLA GRATIFICA
MAN MANO
CENTO GRAMMI SOPRA IL CICLO
ABBONDANZA È CONDIVISIONE
IRTO D’INTENTI
DEVI MUOVERTI PER VEDERLO (SALTO A CHINA)
NOIA UGUALE
ORCA PEPPA! (MANGIAPINNE CINESE)
ETERETE
Nella moltitudine
ottiene vorticando l’ubicuità più uno
come nel cosmo così nell’atomo
marcando i volumi nella sfera
uno dentro l’altro in fasi ordinate
danza come corda chiusa
in infinita ombra di trame.
Lampeggiando e sbattendo la porta
allacciando le stringhe
alzando un braccio
friggendo cristalli a colazione
a cena in bilico sugli abissi.
Una carezza, un poco d’attenzione
una rima, una pezza, un’emozione.
Una cascata di lacrime,
un vortice tra le rocce.
Spavento e fantasia.
Sognare.
Cosa raccontare?
Quando suono è la mia storia!
La parola è una strana prigione
tutto ottiene meno uno
come perla in esilio dal filo
marcando i punti sulla curva
tra un tempo e uno spazio
non ancora umano che sa,
agita e percorre.
Veloce patumf tra patapumf
immersa in stracci e carta
semina paziente
legando virgole e punti
leggero respiro di zero e uno.
Gola e tamburo, ponte di ossigeno.
Guarda come scrive la Natura!
Silenzio.
ma
ancora una parola
dal cuore viene la luce che mi vive
e ascolto e scrivo
solo una parola.
È sera e la cena si raffredda
a meno venti
uno schiocco di dita la fa gelare
frutta e verdura
umori e odori
sagome nel vapore.
Ho perso il cappello e
ci ho guadagnato un soprabito
impermeabile lavabile
non mi salva dalle frequenze
e nemmeno dalle scie. Ma:
filo la misura e il piacere
respirando mangiando pensando
il mostro è diluito
maschera fluida smorfia trasparente
alveoli stomaci cervelli
uova pesci e vitelli.
Ho preso un’influenza e
ho perso la parola.
31.VII.MMVII
Un lungo discorso metafisico sull’origine del linguaggio.
Il suicidio di Hemingway.
Lo sherpa Tensing.
Un oggetto perfetto, bellissimo, dal significato oscuro.
Il contenuto esoterico di un romanzo bestseller.
Un risultato raggiungibile solo per via intuitiva.
Un manufatto assolutamente incomprensibile eppure chiaramente completo.
Un sogno dimenticato.
Una fine procrastinata.
Origini disperse.
Un genio in pausa, che scarabocchia su un tovagliolo.
La somma delle parti non è il tutto.
Scoprire un talento in azioni secondarie.
Capire molto tempo dopo perché e meravigliarsi dell’esecuzione perfetta e completa eppure totalmente inconsapevolmente eseguita.
Ogni giorno perdere un’ora per fare/non fare un’azione apparentemente senza senso.
Stare a casa con se stessi mentre tutti fuori partono per le ferie o vanno alle feste o partecipano a manifestazioni sportive, politiche, religiose, eccetera.
Passano veloci senza lasciare traccia.
Una frequenza continua che solo noi detettiamo; una vibrazione che solo noi udiamo.
Rumori in cucina alle tre del pomeriggio.
Toccare il fondo con una sonda poco o per nulla attendibile.
Non desistere malgrado nessun risultato tangibile o intangibile.
Fare il pazzo imitando comportamenti alla moda.
Sviluppare ciò che è stato a malapena accennato.
Spazi vuoti da riempire in seguito.
Uno sviluppo non previsto eppure accettabile.
Parenti sconosciuti.
Assolutamente inadatta e sola: inconciliabile, diversa.
Vasi senza sottovasi.
Arrestarsi nella metà dello spazio visibile.
Una povertà inattesa e incomprensibile.
Le leggi della visione.
Opera nella fecondità un solo accordo.
Minare lo spazio.
Occuparsi dell’archivio fotografico.
Strade deserte a mezzogiorno o alle sette di sera.
Tutto qui…….
2.VI.MMVII
Invisibile.
Invisibile indivisibile.
Invisibile è tutto il nostro amore.
Invisibile è l’opera
nelle tue mani vuote.
Invisibile è il desiderio
nella tua testa.
Invisibile è quello che sai e
non dici mai.
Invisibile.
E Fosco mi dice:
ho una cartella di disegni.
E io gli dico:
non credo più alle parole.
È tutta retorica:
hanno perso precisione.
Le parole sono come i disegni:
mi dai una linea, un punto,
mi dai una bella sfumatura e
una prospettiva efficace
e il mio occhio vede e ammira
riconosce e ordina
e vede un cane, un monte, un albero.
Che bravo!
Ma è il mio occhio che ha fatto
il disegno
il tuo disegno
il mio occhio.
Quello che è solo un po’ di sporco
su un foglio
ora è una figura
invisibile agli altri sensi
Per questo la scultura è
il destino del disegno.
Senza occhi
tocchi.
Senza occhi
senti e batti e mordi e accarezzi.
Invisibile è tutto il nostro amore.
Invisibile la paura e il coraggio.
Nell’invisibile osi senza limite
perché tutto è possibile
nell’invisibile.

La poesia è quella cosa che non lava
il sangue col sangue.
Non crede all’occhio per occhio o
al dente per dente.
Non insulta e non fa propaganda.
Attraversa l’Apocalisse
a scarpe slacciate canticchiando
lala lala la.
Non torna indietro.
Non riesuma cadaveri e non visita
vecchie trippe marce.
Dice no alla routine e alle abitudini.
Non è retorica.
Sente e non capisce.
Salta e non spiega.
Senza strategie
Senza analisi.
La poesia sta sulle proprie gambe,
non sa per dove eppure parte
e scala monti e valli
per anni e anni.
Ti porta oltre,
oltre il fiume.
Ti porta sull’altra sponda
dove la bellezza è espansione
armonia di voci e di luci.

Eterno assente ciclo concluso,
dimenticato ma dignitosamente ripetuto,
come vecchia litania
dalle palpebre pesanti.
Testardo inflessibile labirinto.
I frutti del loro ventre.
Rassegnazione
dalle origini accoglienti.
Parole come
amanti invecchiate troppo presto;
come i peccati prima della psicologia.
Ignoranti sofferenze dal cuore vacuo:
cibo succulento
per quelli di cui non si dice il nome.
Non importa.
Non porta, riceve in ogni caso,
senza leggi né limiti,
ora e per sempre.
Per tutti.
Plasmata sul loro fisico,
ad immagine e somiglianza dell’
Eterno Imperturbabile,
dalla superbia glaciale.
Silenzio è il segreto.
Invisibile l’opera.
Indivisibile il cielo.
Un caso, un destino.
Un essere nero colossale, invincibile.
(Stupefacente furbizia dei furbetti di regime.
Implacabile perfezione dei boia. Eccetera.)
Gelido in ogni vena.

ALZATA
Generatori per la vita dei mondi.
Turbini mulinanti e ancora
maelström icone galattiche
cicli stellari,
di bolidi ghiacciati
gravide buie lontane
nebulose gemelle,
ritmi traiettorie e
curvi pozzi insondabili
che lavano
levano da macchiniche foie.
Più grande e sobrio
dei fasti tecnocratici
il fido vento filosofico
offre quel che non si vede
ma che tutti hanno:
ciò che nessuno negli altri
riconoscer vuole
perso nei sogni
che ogni ricettacolo sogna,
così come fuoco fatuo
che consuma e cambio non produce.
Illumina e vesti
il vacuo girare in nero operare.
Porta al giardino il passo
e invisibile semina
arcobaleno di spiri
che tutto vede e
dove vuole arrivare decide
errando nell’ordine,
cadenza ancora sconosciuta
che dell’arco l’aereo ritmo rinnova.
I SETTE SAMURAI
isolato e ritmato
è già stato fatto
i villaggi sono diversi
possiamo mangiare anche miglio
anche l’orso esce dalla tana
quando la fame gli morde le budella
pioggia
che dobbiamo fare?
va bene, arrendiamoci!
la gradiranno
non ha fatto che piangere così
è diventato quasi roco
vacci a capire!
resistere e lasciarsi andare
non sono quello che credevi
agenti esterni
su, andiamo!
perchè sprechi altro riso?
alienato come in stato di terrore
come in stato allucinato
ascoltatemi, vi prego!
non è certo una proposta allettante
cento volte meglio un cane
sono pronti a privarsi di tutto
per essere difesi
accetto il vostro sacrificio
Certo, manchi!
Bicchiere mezzo pieno, vuoto diventa.
Certo, manchi!
Un cuore mezzo vuoto fiamma non è.
FATE RIZOMA!
dicevano quelli a cui poi mancò il fiato ne ritrovarono poi per caso
alcune tracce sparse sul marciapiede durante la visita alle trippe digerite rigurgitate e rimasticate
come fa ogni vacca sacra come conviene
ad ogni semaforo impazzito
in fondo al tunnel in fondo ai cunicoli della città sacra del labirinto delle sinapsi
cristallizzate in percorsi obbligati FATE LA LINEA, NON IL PUNTO! … e giù a tracciar logaritmiche
con innamoramenti alfabetici algoritmi del delirio vulcanicoantiedipociclopomonotonico ... e così via.
Quello si sbaglia, e di grosso anche:
quando si stende il labirinto
non rimane “una linea”,
sono due!
Fine.
Ma a cosa vale una raffinata analisi del passato
di fronte all’imponente necessità del presente?
Una talpa scava centinaia di metri di cunicoli.
Quanti pezzi esegue un operaio
alla catena in un giorno?
Il peso della recitazione del rosario
di un milione di fedeli per dieci anni.
L’esecuzione e l’ascolto
del Deutsche Requiem di Brahms.
I sette samurai di Kurosawa.
La fiamma di una candela.
nel bosco incantato
é sufficiente una lucciola
ad illuminare il cammino
È NELLA CRISI
CHE IL MISTERO SI SVELA.
Prima di riflettere su un problema:
risolvi.
Prima di pensare di dire una cosa:
dilla.
Prima di dire di fare una cosa:
falla
Prima di organizzare un’azione:
agisci.
un intellettuale è un uomo di cultura
che se lo porti nei salotti
non ti fa far brutta figura
e sa pure trovar la giusta posa
se c’è da farsi fotografare
con la sposa
Non c’è condizione.
Non c’è misura.
Ogni desiderio è estinto.
Non c’è mezzo.
Dilatarsi come un’esplosione.
Lezione dello scheletro:
la carne è un perfetto cristallo
che risplende nel presente.
Rimanere giovani nello spirito
anche senza riuscire a realizzare
grandi cose.
Rimanere nella semplicità
combattendo il compromesso.
Affidarsi alle scelte del caso e
difenderle da ogni ostacolo.
Affidarsi alla visione
diffidando delle prove.
Aprire libri a caso.
Una visione non è democratica:
non si spiega,
il più delle volte è irrazionale.
Fidati!
STOCASTICA EGREGORA OMOTETICA

Non fare nulla,
per gli animali è
un’attività biologica
naturale.
DIFESE E OFFESE
ramificazioni della vena aorta nel fegato
polmoni
cervello
sistema linfatico
stomaco
sistema sanguigno
Strutture frattali nelle architetture e nei dipinti nei templi dell’antichità.
Il giardino pilifero del nostro intestino misura circa 300 mq.
là
dove c’è
una persona che aspetta
c’è
un cane che caga
quelli che vengon dietro
badino
a chi davanti
schizza
per nettare il vetro
sospesa e aperta
verde e agitata
si protende
oltre la pluralità
oltre il molteplice
in attenta attesa
dell’offerta contemplazione
Di quello che non conosco
non posso parlare.
Di quello che so
non ancora.
porcospini schiacciati
pinguini scuoiati
farfalle infilzate
balene sonarizzate
lotteria evoluzionista
Sento odor di minestrone, ma attorno vedo solo parcheggi, autorimesse e appartamenti di lusso a serrande abbassate.
